13 Marzo 2010

L’ordalia postmoderna di Berlusconi è una mirabolante sarabanda di prove del fuoco sorpassate dal superleader onnipotente, l’epifania dell’innocenza nel sopravvivere all’assalto del partito dell’odio, dei grillini mannari e dei travagli sapientoni, con alle calcagna i magistrati comunisti e i sietesoloinvidiosi. È proprio un’ordalia, la pratica barbarica che per stabilire l’innocenza dell’imputato, o la sua colpevolezza, preferisce al tribunale il test sanguinolento da brivido con tanto di intervento divino.
L’ordalia barbarica
Scagliato nel fiume con un bel pietrone al collo riuscirai a riemergere? Sì, se il peso della colpa non grava su di te, ecco un bel modo di fare giustizia, è l’ordalia, dal germanico antico Ur-theil, giudizio divino, l’espediente che i popoli barbarici hanno introdotto in Europa nel Medioevo per giudicare certi casi, in maniera certamente veloce e sbrigativa. Non che tale abominio fosse sconosciuto agli antichi, anzi, già gli etruschi (lo chiamavano phersu), e poi i romani, lo praticavano con tecniche ancor più splatter, ti legavano i polsi mettendoti a fianco una spada corta, il tutto ovviamente chiuso in un sacco, a tenerti compagnia un gallo, un cane, un serpente e una scimmia o una capra (perché la scimmia? e la capra poi?!?!), e quindi ti buttavano nel Tevere: se ne uscivi sano e salvo eri innocente, se no, bhè, colpevole e già morto, così facciamo prima.

Non sempre chi viene sottoposto a tali prove schiatta, c’è l’eccezione del puro o del santo che si salva, come il S. Francesco di Giotto che cammina sul fuoco per convertire il Sultano, in questi casi è proprio grazie al “miracolo” che viene sancita e convalidata la superiorità:
I crudeli pagani lo gettarono [Quirino, vescovo della chiesa di Sissek] in un fiume con una pietra miliare legata al collo, e quando cadde in acqua venne sostenuto a lungo sulla superficie da un miracolo divino, e la acque non lo risucchiarono sotto poiché il peso dei crimini non gravava su di lui (Gregorio di Tours, Historia Francorum).
Ecco, questo è un pò il caso del Berlusconi incolume da ogni scandalo, si tratti di corruzione, mafia o quant’altro, incolume, ovviamente, non tanto grazie a Dio quanto a Rai/Mediaset, ma d’altronde ogni epoca ha la divinità che si merita: senza scendere nel merito delle accuse, ci interessa qui la logica della sua salvezza, che poi non è solo sua ma della casta in generale, per proprietà osmotico/transitiva dell’impunità. Sono innocenti a priori, ogni critica è all’istante trasformata in sintomo d’invidia e odio, e quindi destituita di fondamento, loro sono l’amore, gli altri “terroristi mediatici”, come ebbe a dire Cicchitto. La prova dell’innocenza è l’accusa stessa, Internet/Gabanelli/Ciancimino/Travaglio/Grillo & company sono come i galli, i cani, le serpi, le scimmie e le capre ficcate nel sacco per farti a pezzi, e quando ne esci fuori ancora vivo e vegeto, voilà, sei innocente! Niente tribunali, niente accertamento dei fatti e dei misfatti, nessun ragionamento logico, razionale e circostanziato, non parliamone neanche!, meglio l’epica eroica e trucida della lotta amore VS odio, la prova del fuoco da cui balzar fuori ruggendo, il celebrity death match, la morale dell’unto dal signore prodigo nel fare il nostro bene.
La soppressione della facoltà di giudizio
Perché che cos’è l’ordalia, se non il fallimento, o meglio la soppressione, della facoltà di giudizio? L’insabbiamento della ricerca dell’oggettività, la ricostruzione dei fatti e delle storie, a favore dell’esibizione rocambolesca del carisma? L’identificazione paranoide del leader col popolo, come se non sapessimo che il popolo non esiste, è un miscuglio eterogeneo e mai del tutto assimilabile di opinioni, interessi, credenze e passioni? Saranno il popolo e Dio a giudicare, vox populi vox dei, e visto che io sono il leader del popolo, e quindi il consacrato dal Signore, bene, alla fine sarò io a giudicare me stesso e, guarda caso, mi autoassolvo! Questo è il ragionamento di Berlusconi, metonimia della casta che mette in scena un incubo persecutorio a uso e consumo dei privilegiati: chi critica il mio privilegio non è che un invidioso, un seminatore d’odio, e più critica e dissente più comprova che sono nel giusto, che devo andare avanti così!
Un tempo c’erano prove del fuoco, ferri roventi e macigni legati al collo mentre ti buttavano in acqua, oggi preferiamo un’ospitata in TV e l’esibizione del vittimismo del prepotente, il bullo che si autocelebra consacrandosi impunito.
pubblicato originariamente su: Filopop
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