22 Luglio 2010
Quando il ditto indica la luna,
l’imbecille guarda il dito e sbraita che è scappata una T di troppo.
(cosa accade quando i lettori possono rispondere)
Ora che l’apprendista stregone ha abbandonato il sito in cui è stata svelata e denunciata la sua oggettiva provocazione pubblicitaria in favore del nucleare, provo a definire pacatamente e modestamente il tema in questione e la posta in gioco. Soprattutto perché mi sembra preoccupante che la lobby pronucleare sia riuscita a infiltrarsi nell’unico giornale in Italia che contribuisce all’informazione.
Nessun aspetto della questione sociale, né economico né energetico, è ormai affrontabile in forma separata e specialistica. Si sa da tempo che gli esperti sanno quasi tutto di quasi niente, ma nella società dello spettacolo avanzato sono addirittura arrivati a sapere quasi niente di quasi tutto.Il totalitarismo economicista collega ormai tutti gli aspetti della questione sociale in una scelta di coscienza senza alternative. O l’emancipazione dal capitalismo, la fine dell’Ancien Regime della democrazia spettacolare e l’introduzione di una vera democrazia diretta dal locale al planetario o lo sviluppo sostenibile della mostruosità di un modo di produzione in fase terminale (ormai ben visibile nell’altalena tra capitalismo selvaggio e capitalismo etico) fino all’estinzione dell’intera specie tra qualche anno o qualche secolo.
Il nucleare con il suo carico tremendo di nichilismo e di morte non è che un aspetto esemplare di un tempo ormai maturo (se non già in putrescenza) per un rovesciamento di prospettiva.
Un altro mondo possibile si staglia come unica alternativa urgente a quello dominante che in nome dell’economia e dei suoi risultati non propone ormai che lo sviluppo e il progresso dell’orrore e della decadenza della vita in sempre più miserabile sopravvivenza.
Alla stupidità insensibile delle statistiche a cui si fa dire quel che si vuole, l’intelligenza sensibile oppone il principio di precauzione che per degli individui non alienati dalla logica del profitto significa prendere i rischi che ogni ricerca e ogni tecnologia comportano, solo in funzione della felicità e dell’utilità sociale che se ne ricava.
Si dunque, a mio avviso, a ogni ricerca, dal nucleare agli Ogm, ma no ad ogni uso che sia dettato da opportunismi economicisti volgarmente mascherati da progresso sociale e diritti dell’uomo. E’ quanto in modo frettoloso intendevo dire prima di concludere provocatoriamente con uno slogan (”irradiati di tutto il mondo unitevi”) legato alle lotte che negli anni ottanta hanno infiammato un proletariato francese ipernuclearizzato ma non ancora completamente ipnotizzato dallo spettacolo di una crisi economica inventata per coprire la vera crsi strutturale del sistema economico planetario di sfruttamento del lavoro umano.
Nel dibattito sfuggito nel blog agli insulti (pochi), alle menzogne (parecchie) e alle stupidaggini (tante) sono emersi alcuni temi da sviluppare e due in particolare:
- La questione demografica che Malthus giustamente rilevava per poi proporre però delle soluzioni colonialistiche e fasciste ante litteram.
- il tema della decrescita economica, da discutere e sviluppare senza insopportabili integralismi come un ritrovamento di un autentico godimento della vita su basi biologiche.
In realtà, contro ogni putrido creazionismo, è tutta la questione della teoria dell’evoluzione e del darwinismo funzionale al nascente colonialismo dell’epoca che è in ballo. Merita in proposito di essere ripresa in considerazione – insieme ad altri contributi più recenti - l’approfondita riflessione contemporanea a Darwin di Kropotkin e gli acuti distinguo di un Marx come al solito attento agli aspetti radicali della questione sociale.
Ecco che a partire da una sensibilità comune e mettendo a confronto tutte le diverse opinioni possibili, non resta ormai agli uomini e donne liberi che vogliamo essere di non riconoscere più alcuna autorità né politica né intellettuale se non quella di ogni essere umano reale a determinare in comune le condizioni concrete della propria vita sociale stabilendo nel dialogo un accordo fraterno con tutti gli altri, diversi nell’uguaglianza e liberi nel rispetto della libertà altrui che della nostra fa parte.
Sergio Ghirardi
Qui in pdf la sequenza di commenti all'articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano.
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