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La privatizzazione dell'acqua si è rivelata ovunque un disastro, tranne che per le tasche di alcuni.

La Regione Lombardia ha emanato una legge scriteriata sulla gestione dell'acqua (legge regionale nr.18 del 18 Agosto 2006): nel suo articolo 4 comma 1, lettera p) dove si definiva: "L'Autorità organizza il servizio idrico integrato a livello di ambito separando obbligatoriamente l'attività di gestione delle reti dall'attività di erogazione dei servizi". Bene, questo comma è stato giudicato INCOSTITUZIONALE dalla Corte di Cassazione, in quanto non tutela né il bene (l'acqua) né i cittadini (favorisce gli sprechi e l'aumento delle bollette). PD e PDL si ritrovano uniti nel cercare di farci bere l'amaro calice della privatizzazione dell'acqua: noi diciamo NO!

Il candidato Presidente Vito Crimi afferma:
"Daremo battaglia per la difesa dell'acqua pubblica, bene comune essenziale per la salute dei cittadini e per l'economia".

Nella Provincia di Pavia, oggetto del programma pilota per la privatizzazione, gli amici di Beppe Grillo di Voghera, Vigevano e Pavia da mesi portano avanti una battaglia in difesa dell'acqua pubblica insieme al coordinamento del Forum Italiano dei Movimenti per L'Acqua. Sono state raccolte più di 2.000 firme per inserire nello statuto comunale di Pavia la dicitura: "Il Comune di Pavia ritiene che l'acqua sia un bene pubblico e non una merce e quindi il servizio idrico viene dichiarato servizio pubblico (...); la rete di acquedotto, la distribuzione, le fognature e i depuratori sono di proprietà pubblica inalienabile e di competenza del Comune; la loro gestione è affidata a enti o aziende interamente pubbliche (...)". Auspichiamo che simili iniziative si diffondano in tutti i Comuni della Regione: è un modo efficace e concreto per impedire la privatizzazione dell'acqua. Tutte le esperienze di privatizzazione dell'acqua si sono puntualmente rivelate un disastro: dall'Argentina alla Colombia, fino a Parigi (dove dal primo gennaioi cittadini si sono ripresi la loro acqua) i Paesi e le città che si sono avviati su questa strada se ne sono amaramente pentiti, per poi tornare sui propri passi. Quelli che non l'hanno fatto, come l'Inghilterra, continuano a pagare un conto salato. In Italia, i casi di Latina, Aprilia, Arezzo, in Calabria, in Sicilia sono dei moniti: tariffe moltiplicate, scarso servizio, assenza di investimenti apprezzabili nella rete idrica, scandali giudiziari, arresti di politici e dirigenti locali. E' questa la fine che vogliamo fare? Rispetto alla scriteriata privatizzazione, noi seguiamo un'altra strada, quella della buona gestione del bene comune cioè, come afferma Vito Crimi: "efficienza del servizio e riduzione degli sprechi".

Noi proponiamo:

  • L'obbligo del doppio circuito, nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni: acqua potabile per gli usi alimentari e non potabile per gli altri.
  • La razionalizzazione della rete: molta acqua va sprecata a causa di cattivi impianti.
  • La tutela della salute: c'è bisogno di controlli efficaci sui depuratori, attualmente, in molte Province, basta l'autocertificazione dei proprietari del depuratore. Vogliamo che l'ARPA sia dotata dei mezzi e delle risorse per poter effettuare direttamente controlli e analisi, superando la logica inefficace dell'autocertificazione.
  • È necessario promuovere il consumo dell'acqua del rubinetto, sulla scia di quei progetti, come l'"Acqua del Sindaco", che sono stati un successo a Venezia e in molte altre città. Bere l'acqua del rubinetto non solo ci fa risparmiare, ma riduce anche la produzione di rifiuti plastici.
  • Bisogna far sì che la tutela dell'acqua faccia parte dell'educazione e delle buone pratiche degli studenti. Bisogna togliere dalle scuole l'acqua in bottiglia, a favore dell'acqua di rubinetto, come è già avvenuto nelle scuole elementari di Pavia grazie a un'iniziativa del gruppo GAS locale.

Aderiamo alle tesi del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, dicendo a chiare lettere che l'acqua è un bene comune e tale deve restare.
L'acqua è un diritto, non una merce!

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