Ci sono i neri, i fascisti. Ci sono i rossi, i comunisti. Ci sono i verdi, i leghisti. Ci sono i blu, i berlusconisti. E poi i casiniani, i dipietristi, i vendoliani, i rutelliani, i finiani, i dalemiani, i girotondini, i violacei, i grillini. Altre etichette, altri colori al mercato del pesce.
Ci chiamano grillini, o grillisti. Un' etichetta, un soprannome, un colore. Lo scopo di questo è semplice, ti identificano con un nomignolo, e ti aggrediscono mediaticamente, quando e come vogliono loro. Il fatto di leggere la Rete, di scandagliarla, alla ricerca di informazioni, di attualità o meno. Il fatto di scendere in piazza, a manifestare perchè un inceritore non si deve fare, perchè il nucleare si deve fare solo ad Arcore, perchè la scuola è una groviera, perchè in tutto questo marasma cosi non va. Il fatto che ci riconosciamo in ciò che viene scritto quotidianamente da un blog tra i tanti, tra i più conosciuti, il blog di Beppe Grillo. Ci chiamano grillini.
Ma questo lo sanno anche loro, noi non siamo grillini. Siamo semplicemente, ne più ne meno, cittadini con l'elmetto
11 Novembre 2010
Dio disse, "Sia la luce". E la luce fu.Nonostante siamo circondati quotidianamente da milioni di colori, tra spot, messaggi subliminali, e bombardamenti mediatici, siamo tutti al buio. E' ciò che vogliono loro, il buio. Buio nelle nostre menti, buio nella nostra realtà, nella nostra vita, il caos. E così rifuggiamo da ciò che è cupo per arroccarci dove ci balena un colore, un bel colore, che appaga. E così ci innamoriamo di questi colori, e per riconoscerci tra i milioni di altri individui ci chiamano con il nome del colore, come se un nome non lo avessimo già dalla nostra nascita. Siamo emo, siamo trendy, siamo metal, siamo casual, siamo demodè. Ci chiamano con lo stile con cui ci vogliamo vestire, ma è solo un esempio tra i tanti. Ma torniamo ai colori:
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