Il testo di "Fermate quella gara!" è stato scritto ad inizio novembre 2009, quando ancora doveva arrivare la sentenza della Corte Costituzionale a rimettere tutto in gioco. Tale sentenza infatti ha stabilito l'incostituzionalità della legge lombarda nell'articolo in cui stabilisce una divisione tra chi eroga l’acqua e chi gestisce le reti. In provincia di Pavia era stata messa a gara l'erogazione del servizio separandola dalla gestione delle reti che sarebbe toccata comunque a Pavia Acque srl. Per questo, come auspicavo nel titolo della lettera, la gara è stata fermata!
Neanche il tempo di gioire per la buona notizia però e subito ne arriva una da Roma che non fa presagire nulla di buono. Il Governo PdL-Lega Nord infatti è fortemente intenzionato a lasciare che i privati possano mettere mani e guadagnare anche sull'acqua che esce dal rubinetto.
Se fino a ieri le varie amministrazioni potevano decidere di gestire l'acqua come meglio credevano, da poco il Parlamento ha votato, sotto il ricatto dell'ennesima fiducia, il decreto Ronchi che prevede soltanto due possibili strade. Affidamento dell'acquedotto a una società scelta tramite gara (con il forte e concreto rischio che un bene essenziale come l'acqua finisca in mano alle multinazionali - alla faccia della lotta leghista contro i poteri forti!)
oppure
Affidamento dell'acquedotto a società di proprietà dei comuni, a condizione che la partecipazione venga allargata a un partner privato scelto tramite gara. Al privato deve essere garantita una quota di partecipazione non inferiore al 40% e l'affidamento dei compiti esecutivi (sarebbero comunque le multinazionali a comandare come avviene ad Arezzo o ad Aprilia). E' prevedibile la saga dello "scaricabarile". Amministrazioni locali che davanti alle proteste dei cittadini per gli aumenti delle bollette (inevitabili con l'ingresso dei privati che devono guadagnare e in genere non si accontentano di poco!) scaricano la responsabilità sul Governo nazionale, il quale a sua volta incolpa di tutto l'Europa. Hanno infatti già iniziato a dire che la privatizzazione dell'acqua è imposta dalle normative europee e davanti a tale affermazione in genere il cittadino rimane spiazzato e incolpa Prodi che ci ha pure tassati per entrare in Europa.
Ma siamo sicuri sia proprio così? Ecco cosa dice la Risoluzione europea 11 marzo 2004 al paragrafo 5: “Essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche NON deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”.
Chi vuol farci credere che sia l'Europa ad imporre la privatizzazione dovrebbe anche spiegare come mai Parigi sta percorrendo la via contraria. In mano alle multinazionali Veolia e Suez dal 1985, l'acqua della capitale francese dal 1 gennaio di quest'anno è tornata ad essere pubblica.
Ma se non è l'europa allora chi sta "obbligando" il nostro governo a privatizzare un bene pubblico ed essenziale come l'acqua? Forse le grandi aziende private e le multinazionali che grazie alla nostra acqua minerale in bottiglia già fatturano circa 5 miliardi di euro l'anno.
Avete capito bene: nostra acqua. Infatti l'acqua "altissima e purissima" che sgorga alle fonti sarebbe nostra. I nostri politici però hanno concesso alle multinazionali di "catturare" l'acqua alla fonte per farla arrivare sulle nostre tavole a fronte del pagamento di un canone irrisorio. Tanto per fare un esempio Nestlè ha in concessione lo sfruttamento delle fonti di Pejo, in Trentino, da cui estrae e imbottiglia 110 milioni di litri/anno (con un ricavo di circa 35 milioni di euro/anno), e attualmente paga al Comune di Pejo una tassa di concessione di 30.000 euro l’anno. Rapporto meno di uno a mille!
Non contente del regalo alla fonte, le grandi aziende e multinazionali ora puntano direttamente al rubinetto e come spesso accade in Italia trovano una classe politica ben disposta a concedere "regali".
Il diffondersi di iniziative come “L'acqua del Sindaco” ha portato molti cittadini a bere l'acqua San Rubinetto con conseguente risparmio per l'economia familiare e perdita per chi lucra sull'acqua in bottiglia. Insomma, la situazione evolve ma la considerazione finale resta sempre la stessa di "Fermate quella gara!". Per quanto ancora i cittadini saranno disposti a bersi queste balle e a metter mano al portafoglio? Perchè è chiaro e provato che laddove un servizio passa nelle mani di un privato il prezzo aumenta inesorabilmente. Infatti se una buona gestione pubblica potrebbe fornire un buon servizio mirando alla parità di bilancio quindi senza fini di lucro, il privato per definizione deve produrre un utile. E quell'utile lo pagheremo noi.
La sfida naturalmemte sta nel trovare dei buoni amministratori.

Daniele Antonucci
MeetUp Amici di Grillo di Vigevano e Lomellina