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Comitato no expo – 14 gennaio 2010
comunicato stampa

Il Piano di Governo del Territorio (PGT) presentato dalla Moratti e in discussione in Consiglio Comunale, rappresenta un problema per il destino futuro di Milano, dei territori limitrofi, per i bisogni e i diritti dei suoi abitanti. Il PGT rinuncia a un governo politico della città; deregolamentazione, perequazione, assenza di vincoli, densificazione, sussidiarietà sono i termini roboanti che tradotti portano al collasso del territorio, al passaggio dalla città spazio pubblico a luogo a misura delle elite e del profitto. Il Pubblico si ritira e demanda alla negoziazione con i privati le decisioni sulle destinazioni d’uso dei territori, sulla base delle proprie convenienze e non in una logica di pianificazione. I Servizi Pubblici diventano Servizi di Utilità Pubblica, ma gestiti dal privato sociale in regime di convenzione o concessione a pagamento. Il PGT sancisce la fine della funzione dell’Ente Pubblico come regolatore generale in nome del bene comune e dell’interesse collettivo. Beni, servizi, relazioni spariscono dal progetto di città se non nella misura in cui sono mercificabili e scambiabili; i diritti volumetrici determineranno lo sviluppo urbanistico; i servizi si precarizzano nel regime di sussidiarietà orizzontale.

Il PGT crea così il contesto per la più grande ristrutturazione urbanistica, sociale ed economica del territorio milanese dal dopoguerra in poi e usa una maschera, Expo, dietro cui nascondere in realtà il perpetuarsi di un sistema di potere trasversale tutto centrato sulla rendita finanziaria e la speculazione immobiliare. Altro che eccellenze e innovazione. In questo quadro Expo 2015 è al contempo scadenza, motore e logo ideale della Milano città vetrina che il PGT disegna. Senza Expo il PGT resta una scatola vuota; soprattutto, Expo serve a muovere le uniche risorse certe che, nel mezzo della grande crisi del modello capitalista, ci sono: soldi pubblici, beni da privatizzare, servizi da tagliare. Non solo, ma la scadenza di Expo accelera e da forza a processi e fenomeni già in atto a partire dal necessario disciplinamento della città in prospettiva del grande evento. In questo il PGT è ideale fonte di teoria che trova poi negli sgomberi di case, centri sociali, scuole civiche, campi rom e nel conseguente controllo sociale del territorio le applicazioni pratiche, che servono a eliminare possibili punti di conflitto e vertenza.

La logica è uguale anche nei comuni della grande metro regione Milano, da Rho a Monza, ovunque cementificazione di città già congestionate, nessuna previsione di edilizia pubblica, centri commerciali, multisale e alberghi nelle zone produttive incentivando la speculazione al posto del lavoro. Manca l’investimento sullo spazio pubblico, sulla mobilità sostenibile, non si pensa la città a misura dei bambini, non si parla mai di stranieri e migranti. Si ipotizzano linee metropolitane senza soldi e poi si scopre che i soldi vengono drenati per le grandi arterie autostradali e tangenziali, le statali storiche potenziate e, al colmo del delirio, la realizzazione del tunnel stradale Linate-Rho.

Il PGT fissa il criterio della temporaneità dei servizi, elimina cioè la logica del servizio come prodotto finito che va incontro a bisogni sociali complessi. Fissare la temporaneità dei servizi significa flessibilizzare la gestione territoriale dei servizi e renderli più precari. Non solo, temporaneità dei servizi vuol dire anche temporaneità degli usi di aree e edifici, perciò ancora una volta sarà il mercato e la speculazione immobiliare a dettare tempi e regole. Se poi pensiamo alla vaghezza del termine Servizio di Pubblica Utilità, e facile ipotizzare che, per esempio, l’uso temporaneo dell’area Expo possa diventare dopo area residenziale con centri commerciali e alberghi.

Per questo crediamo che la lotta al PGT debba uscire dalle stanze del Comune; debba diventare occasione per aprire una nuova stagione di vertenze e conflitto nella metro-regione Milano e di elaborazione di sapere e partecipazione diffusa. Innanzi tutto per salvare territori, beni comuni, diritti e salute e perché fermare il PGT e il suo motore finanziario (Expo) sono le uniche condizioni per pensare a un altro modello di città e di welfare metropolitano. Ma, soprattutto, perché solo la mobilitazione della città può fermare il sacrificio totale di Milano e dei suoi abitanti alla speculazione edilizia e alla rendita finanziaria.

Con questo spirito aderiamo e parteciperemo sabato 16 gennaio al corteo per la casa e gli spazi sociali in zona S. Siro.

Comitato no expo – 14 gennaio 2010
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PGT di Milano - Piano di Governo del Territorio - Alcune brevi considerazioni politiche e alcune proposte

Commenti  

 
0 #2 Paolo69 2010-01-18 16:52
Non vedo nessuna positività nell'evento EXPO se non per gli speculatori edilizi tipo Ligresti, i politici e le mafie che si fregano appalti e smaltiscono rifiuti pericolosi sotto quei cantieri (vedi Pero e l'ampliamento della ferrovia MI-TO). Mi piacerebbe sapere che vantaggio hanno avuto I CITTADINI e I LAVORATORI di Saragozza, ma non credo sia una delle città spagnole più a misura d'uomo.
Mettiamoci in testa una cosa: l'EXPO è la realizzazione della trasformazione della ndrangheta da "lupara bianca" a "giacca e cravatta", se non ci fosse stata la ndrangheta a Milano, nessuno MAI sarebbe andato a prenotarsi per un evento che ormai con le nuove tecnologie che abbiamo non serve più a nulla.
Lo stesso capo della DDA dice: "è da 15 anni che dichiaro Milano capitale della ' ndrangheta, ma ora che c' è l' Expo non so più come dirlo"

Mi pare che questa frase detta da un addetto ai lavori renda benissimo l'idea.
 
 
0 #1 Jules 2010-01-15 03:14
Facciamo attenzione a non confondere la negatività delle manovre (pseudo)mafiose dei governanti e dei grandi capitalisti, con la positività dell'evento. Con "No-Expo" si potrebbe pensare che siamo un movimento contrario all'evento fieristico ed espositivo, che indubbiamente, dal punto di vista economico, avrebbe un alto livello di importanza, in tutta la regione.
Combattiamo contro le assurdità imprenditoriali volte ad arricchire i soliti noti, ma non andiamo contro l'Expo in sé e per sé: quest'evento (così come è capitato a Saragozza, che dal 2008 è diventata la quarta città spagnola proprio grazie a quest'evento espositivo) porterà enormi possibilità economiche a numerosissii piccoli imprenditori.
 

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