21 Gennaio 2010
Stavolta non parliamo di immigrati, extracomunitari, rifugiati, stranieri, stavolta parliamo di cittadini pavesi: da una parte, 15 lavoratori (di cui 5 disabili), ultra 50enni, ex dipendenti Neca e Necchi e, dall’altra oltre 180 lavoratori dell’ex-Arsenale. Invitiamo tutti i cittadini a partecipare stasera al Consiglio Comunale di Pavia previsto per le ore 20.30 poiché saranno presenti i lavoratori di queste due realtà pavesi ad informare pubblicamente i cittadini, denunciare i silenzi delle amministrazioni locali, rivendicare il proprio diritto al lavoro. Due realtà lavorative tra loro molto diverse, ma entrambe rappresentative del problema lavoro nella nostra città e delle conseguenze che arrecano ai lavoratori le decisioni politiche improntate alla deindustrializzazione del territorio, da una parte, ed alla inadeguata politica di recupero delle aree tecnico-industriali appartenenti allo Stato, dall’altra.
I 15 lavoratori ex Neca ed ex Necchi, a seguito della chiusura dei due maggiori poli industriali di Pavia, hanno rischiato di vedere definitivamente interrotto il proprio iter lavorativo che è stato inizialmente garantito, a seguito di tribolate decisioni assunte dalle Giunte precedenti in loro tutela, con un intervento di “accompagnamento” all’età pensionabile attraverso la Cooperativa sociale “Unione per il Lavoro”. Questi lavoratori, attualmente impiegati presso il “punto verde” ASM, l’Istituto Vittadini, il Cimitero Monumentale, l’asilo nido, i Servizi Sociali, il Palazzetto dello Sport, la Mobilità, svolgono tutti regolare attività di lavoro al servizio del Comune e quindi di noi cittadini. Ora, il loro lavoro è di nuovo a rischio, poiché, con la nuova Giunta, il Direttore Generale del Comune ha comunicato loro che la Cooperativa potrà ottenere nuovi lavori dal Comune solo mediante gara d’appalto che, in parole spicce, significa “Vi scarichiamo!”. Per una piccola Cooperativa, partecipare ad una gara d’appalto comporta pesanti oneri fra cui i costi per le attrezzature, la fideiussione obbligatoria per legge, la competizione con cooperative più grandi che offrono costi per la manodopera talmente bassi da rasentare la schiavitù. Il Sindaco sostiene che, a tutt’oggi, la Cooperativa Unione per il Lavoro ha dei costi eccessivi, ma ci risulta che i lavoratori siano pagati in maniera adeguata alle loro prestazioni. Si vuole forse lasciar passare il messaggio che l’amministrazione locale preferisce servirsi di cooperative a costi più bassi e quindi optando per una linea di sfruttamento dei lavoratori svantaggiati appannaggio esclusivo delle tasche dell’erario?
Che i lavoratori c.d. svantaggiati, per la loro età, provenienza, disabilità, debbano vedersi costretti ad accettare condizioni di mercato più sfavorevoli, pur di poter lavorare e mantenere le loro famiglie non è certo una linea politica di condotta che può portare frutti a quest’amministrazione sul lungo periodo. E’ un gatto che si morde la coda. A ciò si aggiunga che, dal momento che la legge 381/91 consente espressamente (art. 5) la possibilità per gli enti pubblici di stipulare convenzioni direttamente con le cooperative che svolgono attività “finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate”, questa Giunta potrebbe legittimamente mantenere invariato il contratto con la Cooperativa, a meno che non si tratti di una decisione politica che guardi al futuro di Pavia con l’occhio miope di chi pensa che il trend del berlusconismo più sfrenato possa essere la carta vincente per il futuro del nostro Paese.
Altro esempio tutto pavese, e peraltro, di proporzioni più ampie, è quello dei lavoratori dell’ex-Arsenale, lo Stabilimento Genio Militare di Pavia, la cui dismissione decisa dal Ministero della Difesa ha comportato che gli oltre 180 lavoratori, dopo anni di palleggiamenti fra forze politiche, false promesse sia sul piano di riprogettualizzazione della vasta area, sia sulla possibilità di essere ricollocati in altri enti della città in carenza di risorse, pur non perdendo il posto di lavoro, saranno costretti (un terzo ultra 50enni, età media 48 anni) a lasciare Pavia e dislocati fra Milano e Piacenza. Intanto, a tutt’oggi, si parla di costruire presso l’Arsenale una mega-scuola ed un porticciolo turistico. Quest’ultima idea ci pare francamente ridicola, considerato che anche il più sprovveduto dei pavesi sa che in quell’area il passaggio delle imbarcazioni sarebbe inevitabilmente ostruito dai fondali estremamente bassi del Ticino. E dunque noi domandiamo al Sindaco e a questa Giunta: perché non si è pensato ad una progettualizzazione dell’area che tenesse in considerazione la forte specializzazione tecnico-industriale di questi lavoratori? Essi, stasera, chiederanno a Sgotto, in qualità di Presidente del Consiglio, di leggere un comunicato alle amministrazioni locali per l’accoglimento delle loro richieste, già più volte inoltrate in passato e rimaste senza riscontro. Non possiamo dimenticare le responsabilità delle istituzioni nei confronti di questi oltre 180 dipendenti civili del Ministero della difesa. Il futuro dell’area dell’Arsenale è, sì, dipeso essenzialmente dal Ministero, ma Comune e Provincia hanno proposto la candidatura per il bando di recupero dell’area (per un valore di 200milioni di euro) assumendosi l’impegno di mantenere l’interesse pubblico sulla destinazione dell’area. Ci si domanda allora perchè non abbiano prioritariamente pensato ad una riconversione dell’area mantenendo intatte le sue alte potenzialità in campo tecnico-industriale attraverso la creazione di laboratori artigianali, musei sulla storia dell’industria, piccole imprese di produzione, che avrebbero potuto ricollocare gli oltre 180 lavoratori specializzati in questi settori, invece di pensare ad un porticciolo turistico dalla ben scarsa funzionalità e potenzialità turistiche in quell’area. Comune e Provincia hanno il dovere istituzionale di garantire, a fronte dell’impegno assunto, il diritto per questi oltre 180 lavoratori a mantenere il proprio posto nel territorio pavese per esempio conducendo un’intensa attività di intermediazione con il Ministero della Difesa e proponendo progetti di interesse pubblico sull’area che siano conciliabili con il reinserimento dei lavoratori all’interno di questa storica area pavese.
Duole, tuttavia, dover riscontrare, ancora una volta, che la politica (e con essa questa Giunta) è sempre più sorda alle esigenze dei cittadini. Eppure le campagne elettorali si alternano tutte con gli stessi leit-motiv: faremo, cambieremo, aiuteremo, e gli elettori che si recano alle urne sperando, ogni volta, che i politici di turno sappiano tutelare gli interessi dei cittadini ed agiscano in maniera trasparente nel rispetto delle leggi, in realtà, si trovano puntualmente gabbati da promesse disattese (non ci sono i soldi, è colpa di chi ci ha preceduto, etc.etc.) e da un lento inesorabile processo di lesione dei propri diritti fondamentali, quelli sanciti dalla Carta Costituzionale, come l’importante diritto al lavoro. L’art. 4 della nostra Costituzione recita: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”
Almeno finchè la nostra Costituzione rimarrà integra nei suoi principi fondanti, il lavoro resta un diritto-dovere che appartiene a ciascun cittadino, principio cardine su cui è fondato il nostro Stato e compito di questo Stato è proprio rendere effettivo questo diritto garantendo ai lavoratori, soprattutto quelli cosiddetti “svantaggiati”, di essere messi nelle condizioni di poter lavorare, promuovendo le migliori condizioni possibili affinchè i cittadini possano, attraverso il lavoro, esprimere il pieno sviluppo della propria persona all’interno della società e partecipare in maniera effettiva all’organizzazione del Paese (art. 3, co. 2 Costituzione, la cosiddetta “uguaglianza sostanziale”). Ci torna alla memoria la famosa battuta dell’impareggiabile Alberto Sordi nel film "I Vitelloni": "Lavoratori... (pernacchia!)" solo che stavolta la pernacchia arriva dalla Giunta e dai politici, eletti dai cittadini e alle cui dipendenze e al cui servizio dovrebbero sempre ricordarsi di essere!
Iolanda Nanni
Movimento Lombardia 5 Stelle
| < Prec. | Succ. > |
|---|





