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Oggi l’Italia e la Lombardia in particolare devono affrontare diverse emergenze; tra queste un’urgenza particolarmente grave e pressante è la diffusa credenza che nel nostro Paese la politica la si possa fare in un solo modo: a braccetto con la criminalità organizzata.
Oggi la criminalità organizzata si caratterizza per rapporti torbidi e ambigui con pezzi della politica, della finanza e della società. Una zona grigia, un impasto, una mescola pericolosa che genera favori a tutti coloro che l’accettano.

Questi atteggiamenti mirano a discreditare (tipico atteggiamento mafioso) non solo singole persone ma intere Istituzioni democratiche. Tutte le coperture e gli attacchi politici alle Istituzioni mi rafforzano nella mia idea: questi atteggiamenti sono la spina dorsale del crimine organizzato.

Ecco il punto: la mafia, generalizzandone il termine, non la si può sconfiggere solo con il lavoro dei magistrati e delle forze dell’ordine, ma con una profonda svolta culturale. Magistrati e forze dell’ordine possono distruggere l’ala militare della criminalità organizzata, ma la politica, il Paese e i cittadini devono dimostrare che la legalità paga di più dell’illegalità. Non dobbiamo permettere che il lavoro di magistrati e forze dell’ordine venga svilito con la cultura del sospetto, con l’accusa di costruire teoremi invece di prove, con l’arma della delegittimazione e delle volgarità, con l’ammonimento di essere ispirati da una fazione in danno ad un’altra.
Sul banco degli imputati dobbiamo lasciare i mafiosi, i loro complici e i responsabili di più alto livello, non dobbiamo metterci i magistrati antimafia e le forze dell’ordine. Mai.

Come liberi cittadini abbiamo allora, tra gli altri, due doveri principali:
  • offrire riconoscenza, sempre, al duro e pericoloso lavoro che le forze dell’ordine (tutti, carabinieri, polizia, guardia di finanza, etc.) portano avanti tutti i giorni, evitando di denigrarle per colpa di
    pochissime mele marce e valorizzandone gli eroi che hanno sacrificato la loro vita per noi e il nostro Paese.
  • Rispettare la legge e protestare a voce alta, con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, quando questa legge è ingiusta; il rispetto della legge rende le persone politicamente libere perché solo la legge, in quanto generale e astratta, ci descrive come persone che non sono comandate da nessun altro essere umano.

Ma come parte di un MoVimento politico abbiamo dei doveri in più che si aggiungono a quelli sopra citati:

  • portare avanti idee e programmi che prosciugano le sacche di illegalità nelle quali la criminalità organizzata attinge a piene mani, con le battaglie che già oggi portiamo avanti e con quelle che porteremo avanti in futuro. Gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi caramente pagati dai cittadini, non sono altro che i loro elementari diritti. Se tali diritti fondamentali non sono soddisfatti, i mafiosi li intercettano e li trasformano in favori che elargiscono per rafforzare il loro potere;
  • non scendere mai a compromessi di stampo mafioso: in troppi settori dell’imprenditoria, della politica, della finanza e dell’economia c’è richiesta di mafia perché la mafia fa fare buoni affari, ed è proprio in questa cultura del compromesso che la mafia cresce, trova le coperture e le complicità necessarie per espandersi e continuare a guadagnare diventando una zavorra sempre più pesante per lo sviluppo del Paese;
  • convincere i cittadini che esiste da oggi un nuovo modo di fare politica, quello onesto; così che gli italiani tornino ad amare la politica, attività nobile e disinteressata volta al miglioramento del bene comune che nulla ha a che vedere con la mafia.

Come cittadina e come politica risponderò solo allo Stato democratico, alle sue leggi, alla sua Costituzione. E alla mia morale.

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